quando si viaggiava in autostop

Maggio 9, 2008 by newyorker

ai miei tempi, circa un secolo fa, gli Stati Uniti erano irraggiungibili, proibitivi e quindi ci si accontentava della Parigi di Jhonny Holiday o la Londra dei Beatles e Rolling Stones e Carnaby Street. Le altre città europee ancora non “esistevano”.

Era già una grande avventura dover oltrepassare le Alpi specialmente se in autostop e con lo zaino in spalla, figuriamoci l’Oceano.

Allora era ancora possibile essere dei “poeti” della strada, infatti, alzato il pollice, non si aspettava poi molto ai bordi delle strade e poi viaggiare in autostop anzichè in treno ti dava proprio il senso dell’avventura pura.

Quando tra mille incredibili quanto affascinanti vicissitudini riuscii ad arrivare a Parigi  fu come se avessi compiuto il viaggio della vita.

Tutto era capace di sorprenderti allora! 

Con pochi spiccioli in tasca, approdai alla Cité Universitaire, piena di studenti di tutto il mondo, allegri, casinari e magnificamente liberi. Fu un’esperienza eccitante, unica.

Per sopravvivere l’unica risorsa erano le baguettes au camembert, le più economiche. Trattorie e ristoranti erano proibitivi e le poche sigarette (rigorosamente Gauloises) che avevi le accendevi con quel favoloso accendino cilindrico, il primo usa e getta della storia moderna, che mi pare lo producesse la Feudor. A mio parere era di una praticità incredibile ma anche di un design futurista mai eguagliato.

Insomma andare all’estero era veramente una scoperta…..

Oggi, invece, esistono tante opportunità per studiare all’estero come il progetto Erasmus e centinaia di altre occasioni.

Si arriva al campus in aereo, lavati e stirati, con la carta di credito e nulla ti stupisce più. E’ tutto un déjà vu, una gran noia.

Sarò forse di un’altra generazione ma allora sì che ci si divertiva e ci entusiasmava con molto, molto poco anche se poi non era affatto poco.

non potrei mai sopravviverle

Maggio 8, 2008 by newyorker

questa notte ho dormito da solo, mia moglie infatti era fuori casa per questioni di lavoro.

Non capita spesso fortunatamente, anzi, non capita mai, ma cause di forza maggiore me l’hanno fatta allontanare per una notte appena che però mi è sembrata interminabile.

Vedere vuota l’altra metà del letto non mi ha certo fatto una bella impressione e con difficoltà sono riuscito a scacciare quelle paure ed angosce di cui parlavo l’altro giorno…..

Ho pensato a quanti la notte dormono accanto ad un guanciale vuoto per un’insopportabile separazione o un maledetto scherzo del destino….ho pensato ad alcuni di voi, anche al marito di Laurette (spesso nei miei pensieri) ed ai suoi due bambini.

Ho pensato che siete molto più forti di me se riuscite, anche se tra mille fatiche e sofferenze, e soprattutto tanta solitudine, a sopportare che la vostra gamba la notte sbatta contro il “vuoto”.

Molti di voi penseranno di essere soli in quei momenti ma non è così…io vi penso e soffro per e con voi.

Mai riuscirei a sopravvivere a mia moglie!

je t’aime moi non plus

Maggio 7, 2008 by newyorker

quando mai avrei potuto immaginare di trovarmi a scrivere di lei dopo una quarantina d’anni!!

La vidi per la prima volta nel film “Blow Up” e non dico che me ne innamorai, a quei tempi non avevamo ancora il cervello spappolato della televisione e dalla pubblicità, ma mi colpì comunque molto tanto da lasciarmi affascinato.

Ho poi ascoltato e ballato migliaia di volte con amici la sua magnifica performance con Gainsbourg. Chi non ricorda “Je t’aime moi non plus“? Quante cazzate si spararono in proposito ai sospiri e al testo di questa canzone bella comunque anche se il testo fosse stato su papaveri e papere! Conservo il suo 45 giri tra tanti altri mostri sacri della musica.

E l’altra sera la rivedo dopo tanti anni a parlare con Fazio su “Che tempo che fa”.

E’ stato come se avessi reincontrato una mia ex. Pur avendo la mia stessa età, suppongo, era splendida nella sua normalità, nella sua semplicità. Sto parlando di Jane Birkin.

Tutto del suo viso rivelava le sue sofferenze e le sue gioie, un viso vero e sincero che sicuramente non dev’essere stato mai offeso dal bisturi estetico.

Era sè stessa, in tutto e per tutto, e mi ha affascinato ancora, forse anche di più, e non solo fisicamente ma anche intelettualmente. Ne sono ancora colpito tanto che sto parlandone ora con voi.

Tutto ciò per dirvi anche che nella vita non conta l’apparenza come purtroppo sembra vada adesso il mondo ma piuttosto la testa. Lasciate stare bisturi e creme e stronzate del genere e siate voi stesse perchè avrete tutto da guadagnare e se vostro marito o il vostro amico vi fanno pesare pancette e cellulite non dovete preoccuparvi perchè non ci se deve preoccupare di chi vive nella superficialità.

per favore mi dia un etto di diamanti e un paio di Rolex

Maggio 6, 2008 by newyorker

la settimana scorsa siamo stati informati che possiamo stare tranquilli perchè l’inflazione mensile è pari e patta con quella del mese precedente. Nessun allarmismo quindi.

Ciò che è aumentato sono soltanto il latte, la frutta, le verdure e anche e soprattutto il pane, lievitato, è proprio il caso di dirlo, di circa il 18% rispetto a pochi mesi fa.

Il resto è tutto ok, un orologio Rolex infatti costa sempre lo stesso così come i diamanti o una Maserati o una Ferrari o anche una Harley Davidson.

Quindi, domani converrà andare a fare la spesa dal gioielliere sotto casa o da Bulgari perchè l’inflazione ha toccato solo i beni di prima necessità.

Stando così le cose presto gireremo in Ferrari, magari a stomaco vuoto, ma in Ferrari!!!

Che culo!!!

la vita, bella da…morire

Maggio 5, 2008 by newyorker

che la notte porti consiglio è vero ma è altrettanto vero che di notte paure ed angosce ti sembrano insormontabili.

Notti fa mi sono svegliato di soprassalto con un pensiero fisso, quello stesso pensiero che giorno dopo giorno cresce dentro di noi, lentamente ma inesorabilmente: la morte.

Nel buio mi sono “accorto” che ormai non mi restano, a Dio piacendo, venti o 30 anni di vita e mi sono spaventato a ….morte!!!

Le statistiche dicono che intorno agli ottant’anni ci si deve congedare e ciò mi preoccupa non poco perchè a me vivere piace da…morire e non ci penso proprio ad andarmene.

Per capire quanto in effetti siano vent’anni o trenta ho provato a ricordare fatti o cose accaduti appunto trent’anni fa e mi sono sembrati maledettamente vicini, sembra ieri che mi sono sposato!

Possibile che mi rimane così poco tempo? Con tutte le cose che ho da fare!

Non sono certo il tipo che si rassegna, quindi, non mi vedrete mai seduto al parco con mia moglie ed il cane in attesa della signora in nero.

Lotterò fino all’ultimo respiro.

prigionieri della vanità di ciò che scrivono

Aprile 30, 2008 by newyorker

tempo fa mi trovai a discutere con una nostra collega blogger sul perchè e il come si apriva un blog. Costei, che si credeva e si crede tuttora la novella Oriana Fallaci, mi diede del mercenario e opportunista solo perchè avevo ammesso di scrivere per pura esibizione del mio “pensiero”. 

Non ho mai negato che se scrivo su un blog è solo ed unicamente per far conoscere il mio pensiero, a parte lo stimolo del confronto, e che più persone lo leggono e più mi sento appagato.

Lo fanno tutti, anche i poeti e scrittori più quotati, perchè non dovrei farlo io?

Su Kataweb per esempio c’erano un antagonismo ed una gelosia sotterranei che spappolavano non solo i maroni ma anche i rapporti tra noi. Kataweb infatti sceglieva e sceglie tutt’ora con criteri del tutto parziali, e sicuramente non oggettivi, i tre “migliori” post della giornata per poi pubblicarli nella pagina web di Repubblica.it. Un vero e proprio stress per tutti noi che dovevamo trovare sempre l’argomento d’attualità del momento o pescare dal nostro personale giornaliero e metterlo a nudo nel peggior modo possibile, quello dell’ipocrisia. 

Su WordPress invece tutto fila secondo regole precise e basate, credo, su parametri numerici e nient’altro. Ognuno di noi quindi è messo sullo stesso piano e tutto si basa sulle nostre forze e non sulle valutazioni personali di una redazione con la puzza sotto al naso o addirittura politicamente schierata come quella di Kataweb e, cosa ancor più importante, possiamo parlare di tutto e di più. Ciò che scriviamo è infatti scritto spontaneamente e non è assolutamente inquinato o alterato dalla vanità.

Tutto questo per dirvi che mi fanno ridere coloro che affermano di scrivere un blog unicamente per sè stessi e che se ne fregano del numero di lettori giornalieri.

Curioso infatti che costoro, compresa la blogger di cui sopra, spesso abbiano dei counter invisibili e ancor più curioso, al limite della comicità, che l’elenco dei tag ai loro post siano chilometrici e spesso con link completamente estranei all’argomento trattato per catturare quanti più lettori per caso o per sbaglio. Prigionieri della vanità di ciò che scrivono.

Da quando si nasce  a quando si muore si ha a che fare con l’ipocrisia, a scuola come al lavoro, nello sport come nel banale divertimento, e qui non si fa eccezione!

Tutto ciò è ridicolo e patetico, pazzamente patetico!

il polpo di fulmine

Aprile 29, 2008 by newyorker

in questi giorni giustamente si fa un gran parlare dei pericoli legati alla presenza di squali nelle acque californiane e della Florida che periodicamente assalgono i surfisti e non solo.

Se poi agli squali si aggiungono le meduse assassine e le razze dal pizzico letale…..

Problemi loro ma se loro piangono noi non ridiamo poi tanto.

Spesso, dietro a luoghi da favola o alle classiche destinazioni turistiche anche qui infatti si nascondono diverse insidie.

Ne sanno qualcosa le turiste tedesche, inglesi, francesi e molte altre ancora che ad ogni estate calano in massa lungo le coste adriatiche e tirreniche dove la fauna marina è tra le più ricche e…ricercate.

Tonni e merluzzi e triglie popolano e spopolano ovunque, sulla sabbia come in discoteca, sugli scogli come nelle numerose gelaterie di Rimini, Riccione, Viareggio, Jesolo eccetera.

Ma il vero re incontrastato ed acclamato, il più onnipresente di tutti è sua altezza il polpo che con i suoi tentacoli arriva ovunque e tutto acchiappa. Sempre abbronzato e sorridente, con quell’espressione un pò così…da tonto, perfetta per una serata in discoteca o un funerale.

Lo sciupa femmine per eccellenza, palestrato ed anabolizzato, con relative fandonie sui centimetri cubico-lineari di forza o destrezza, con l’ansia di tenere aggiornato il punteggio, con le camicie aperte sul petto, i medaglioni o le abbronzature perenni.

Ciò che lo distingue dagli altri pesci è l’intensità passionale o “calore mediterraneo” che si mescola a irruenza e iper-attivismo sessuale. C’è poi una spiccata fantasiosità seduttiva, un’elaborata strategia degli sguardi e un’immediatezza di proposta che impressiona la vikinga (giusto lei!) e spiazza la concorrenza.

Il polpo nostrano è protetto dai tour operator come il Panda, la balena artica e la tigre del Bengala dal WWF e, se un giorno dovessero recintare le spiagge come in Florida, le vichinghe dovrebbero recintarle al di là della rete insieme ai polpi.

non tutti i latti sono uguali !!!

Aprile 28, 2008 by newyorker

ogni giorno, ascoltando telegiornali o programmi di intrattenimento, vengono i brividi ascoltando le storpiature linguistiche dei nostri giornalisti che pronunciano da cani parole francesi od inglesi mettendo a nudo tutta la loro ignoranza.

Ma anche in italiano non si scherza!

Da qualche tempo gira in televisione uno spot pubblicitario della Granarolo che per promuovere la vendita del proprio latte ha messo in scena uno sketch da brivido.

La giuliva interprete dello spot infatti urla ai quattro venti che “non tutti i latti sono uguali”!! non sapendo che il latte è un sostantivo maschile non numerabile (infatti deriva dal latino lactis, declinabile solo al singolare).

Uno strafalcione di questa portata l’avevo finora ascoltato solo nei bar: due latti macchiati! Orrore! Si dovrebbe infatti dire: due bicchieri di latte macchiato.

Pazienza, in questo caso l’errore è circroscritto, e pazienza se alcuni giornalisti sono degli ignoranti ma fare uno sbaglio del genere nei messaggi pubblicitari televisivi rivolti a milioni di ragazzini che memorizzano di tutto e di più, mi lascia interdetto e stimola mille interrogativi.

al mercato delle schiave, prendi tre e paghi due

Aprile 24, 2008 by newyorker

solo nell’Europa occidentale, sono cinquecentomila le donne, pardon, le prostitute, e le adolescenti, pardon, le giovani prostitute, che sono state costrette, ma che dico, pregate gentilmente ad entrare nel mercato del sesso.

La loro presenza sulle strade e nei bordelli è inversamente proporzionale al dissesto economico e sociale provocato dalle guerre che hanno nell’est europeo sconvolto milioni di famiglie.

La criminalità ha attinto a piene mani tra la fame e la povertà di questi paesi prelevando con la forza o l’adescamento, migliaia di aspiranti “prostitute” che non vedevano l’ora di cambiare aria e vivere nel lusso con guadagni facili.

Le ”fortunate” non vengono scelte da concorsi di bellezza per diventare veline di “Striscia la notizia” ma piuttosto vengono in genere individuate e vendute da “amici carissimi”, che hanno a cuore il loro futuro, ad organizzazioni del “settore” e chi cerca di fuggire viene subito consolata e premiata con botte e sevizie, violenze ed abusi, reclusione e vigilanza, se non addirittura con qualche coltellata che la manda all’ altro mondo.

Le più giovani, ancora bambine, sono le più maltrattate e le più sottomesse perchè più fragili, soggiogate e sole. Pare siano moltissime.

In genere, sono tutte adescate perchè convinte di espatriare per andare a fare le baby-sitter o le bariste ma oltrepassato il confine presto si accorgono di avere solo sognato e di non aver più il passaporto nella borsa perchè i loro benefattori glielo hanno requisito. Quindi, se qualcuna ci ripensasse sa bene che non potrebbe andare lontano.

Ci sono poi le prostitute (infibulate?) dell’Etiopia, del Sudan, del Senegal, della Nigeria e di altri paesi africani dove altre guerre hanno devastato tutto. Se non arrivano dal Marocco, dall’Egitto, dalla Libia e dall’Arabia, una ragione ci deve pur essere. Forse perchè in questi paesi non ci sono guerre e la povertà è comunque dignitosa?

Tralascio la situazione mondiale ma per chi vuole farsi un’idea dell’argomento basta che digiti su Yahoo o Google la ricerca “mercato delle schiave” e potrà rendersi conto direttamente di quanto sia piacevole fare la prostituta.

E c’è ancora chi pensa che una larga maggioranza di chi fa la prostitita lo fa per i guadagni facili. Un mestiere facile facile, molto gratificante dal punto di vista umano come professionale, non c’è che dire!

Potremmo ormai comparare i delitti delle prostitute alle morti bianche sul lavoro.

quando i sogni dei nostri figli si infrangono

Aprile 23, 2008 by newyorker

tutti siamo nati allo stesso modo e tutti siamo cresciuti allo stesso modo.

Partendo da questo presupposto inconfutabile siamo stati dunque tutti bambini prima di diventare adulti e quindi, posso affermare con certezza che ognuno di noi è cresciuto diciamo fino all’età dei 21 anni circa nel mondo dei sogni.

Da piccoli si voleva diventare pompieri, poliziotti o crocerossine, poi, crescendo, calciatori, attori, veline, cantanti, comunque famosi. Prostitute non credo.

Questo percorso si rivive in qualche modo quando da genitore si assiste alla crescita e alla maturazione dei nostri figli che vorremmo sempre sognatori.

Per noi son sempre bambini e vorremmo portarli ancora per mano, quando, in realtà, son loro a tenerci per mano.

Noi infatti siam sempre lì a sognare per loro un buon lavoro e un matrimonio felice e una vecchiaia dignitosa.