il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno

nella vita ho sempre saputo che prima o poi avrei avuto a che fare con giustizia e salute.

E così è stato, nessuno può sfuggire dal doverli un giorno prendere per le corna e tirare a tutta forza.

Anche per me, dunque, poco tempo fa, sono arrivati puntuali prima il momento della giustizia e a seguire quello della salute e, se devo essere sincero, ne ho tratto un gran giovamento. 

Nelle aule del tribunale ho avuto infatti delle grandi soddisfazioni professionali e morali mentre nei corridoi dell’ospedale ho trovato grandi dimostrazioni di umanità ed amicizia.

Per farla breve tralascio l’esperienza giustizia e parlo invece di quella legata alla salute che mi ha visto co-protagonista in una brutta avventura di una persona cara, molto cara, presso un ospedale romano per più di un anno, con lunghe attese davanti a porte e portoni che non si aprivano mai.

Ed è stato in quelle interminabili ore che son venuto in contatto con tanta gente, tanta gente sfortunata che soffre e che si aggrappa alla vita mentre altra la getta via.

Si scambiano esperienze e dolori, paure e sofferenze e ci si stringe uno con l’altro in un mondo totalmente estraneo da quello esterno.

Si piange e ci si abbraccia, ci si augura fortuna, tanta fortuna, e ci si saluta forse per sempre.

Tutto ciò non mi ha dato serenità, certo, ma sicuramente mi ha dato una gran lezione di vita per cui il bicchiere è sempre mezzo pieno e mai mezzo vuoto.

Questo non vuol dire ignorare la sofferenza altrui ma, tutt’altro, esserne consapevole e non esitare a dare un aiuto laddove ci sia necessità coi fatti e non solo a parole.

A buon intenditor poche……parole.

28 Risposte to “il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno”

  1. nataconlavaligia Says:

    E’ proprio quando si sta male che si è solidali.
    Si comprendono i dolori e le speranze. Ci si trova in mezzo. Tutti insieme.
    E si sa che da sempre l’unione fa la forza. E la forza serve a continuare ad andare avanti. A non mollare.
    Agire anzichè osservare.
    Fare anzichè pensare.
    L’attività contro l’indecisione.
    E le poche parole che lasciano spazio alle grandi o piccole azioni!

  2. nelsoncocker Says:

    No. A me gli ospedali mi hanno asciugato…

  3. Nausicaa Says:

    Io odio gli ospedali!!!!

  4. roselia Says:

    caro amico. anche per me il bicchiere è sempre mezzo pieno…
    proprio oggi che mia mamma deve affrontare un esame molto invasivo…
    speriamo bene..

  5. Eva Says:

    Il bicchiere è SEMPRE mezzo pieno, anche con l’umidita che arriccia i capelli!
    Buongiorno!!!

    http://unavitaquasinormaleanzi2.blogspot.com

  6. emma Says:

    contenta tu abbia avuto buone esperienze sanitarie, non posso dire lo stesso, ma comprendo lo spirito con cui hai scritto il post.
    quanto alle esperienze legali soprassiedo ehehehe
    un abbraccio

  7. Twister Says:

    toc toc

  8. melania Says:

    Forse io ho interpretato diversamente il tuo post.
    Non credo che tu abbia parlato in modo specifico dell’esperienza professionale quanto di quella umana.
    Forse sono io che ho travisato, non so.
    In questo caso concordo con te.
    In quei momenti si capiscono tante cose, si impara a vivere.
    Si dà il giusto valore alla vita.
    Si crea un bel rapporto di comprensione e solidarietà.
    Vedere la gente che soffre, persone care che soffrono, è qualcosa di indimenticabile. Sentire il calore e la comprensione di altre persone nelle stesse condizioni, ci fa sentire meno soli e più forti.

  9. principasticcio Says:

    Due abbracci.
    princi

  10. enrico Says:

    In questi giorni rivivo l’esperienza dell’ospedale, con mio padre. Quando è nato mio figlio, abbiamo passato 40 giorni al Gaslini di Genova.
    Mi piacerebbe organizzare delle gite e portare in questi luoghi tante persone. Imparerebbero davvero a vivere

  11. newyorker Says:

    lorella, è proprio quando si sta male che si è solidali, dici, sì ma a patto che tutti si sia in un corridoio di ospedale aggiungo io, altrimenti non ti si caga nessuno, capisci ammè😉
    nelson, in che senso scusi?
    nausica, tutti li odiamo ma quando tocca tocca….
    roselia, spero tutto ok rò
    eva, e il balsamo?
    emma, non ho avuto buone esperienze sanitarie ma umane….
    twister, chi è?
    melania, hai interpretato giusto melà….non guardare sempre quello che scrive emma prima di lasciare un commento😉
    princi, non uno ma due, così mi piaci, ma sì abbondiamo, non costa nulla
    enrico, ricordo la tua esperienza, ce l’hai raccontata tempo fa e allora come adesso soffro sempre davanti alla sofferenza altrui, specialmente se di mezzo ci sono bambini…Gite negli ospedali come nei campi di concentramento? sarebbe un’idea

  12. Twister Says:

    ahahahahaha

  13. mediterraneapassione Says:

    I problemi di salute sono stati la mia più grande lezione di vita.
    Trovarsi a guardare il futuro, i propri figli, le attrezzature sub, e capisci quanto possa esserci legato, da una sedia a rotelle, senza sapere se ti rialzerai mai da li, posso assicurarti che ti fa cambiare la vita.
    Interventi chirurgici??? Miracoli???
    Nulla di tutto ciò. Enorme forza di volanta, smisurato attaccamento alla vita ed al “mio mare”. Questo mi ha rimesso in piedi.
    Quando ti rialzi vedi tutto in modo molto diverso … molto.

  14. nataconlavaligia Says:

    NYer anche quando non si è in ospedale…
    Credo che la solidarietà scatti in automatico…

  15. aguamala Says:

    Dal 3 aprile il mio bicchiere è diventato sempre mezzo pieno. Quel giorno ho compreso l’importanza della vita. A cui, ti dirò, avevo buttato un occhio in maniera distratta e sovente, l’avevo svilita e sprecata senza cognizione…
    Strani posti gli ospedali…E’vero…Scatta un meccanismo strano tra i degenti: legano tra loro, mostrandosi gesti di solidarietà e conforto che fuori da quelle mura, sarebbero impensabili…
    Ho ricevuto un grande affetto e sostegno umano sia dai degenti che dal personale sanitario. Gli unici che, insieme ai miei genitori, mi abbiano aiutato a superare giorni molto difficili.
    Un affetto gratuito…Senza pretese o secondi fini…
    Non ti nascondo che devo ancora staccarmi di dosso una vaga tristezza, e rimettere in sesto la salute, ma ringrazio quel qualcuno lassù che mi ha dato una seconda possibilità…in una giornata assolata…Perchè adesso guardo la vita con un sorriso…Ne colgo il senso.
    Poter guardare il cielo, il mare…respirare il profumo del mondo…Bearsi di una giornata assolata…Piccolezze che non hanno prezzo. A cui non dai un valore fintanto che sei ad un passo dal perderle…
    Scusa se mi sono dilungata…
    Ciao

  16. pxarcobaleno Says:

    Caro New,
    come hai scoperto da poco, in un mio recente post, studio per diventare Infermiere. Mi manca ancora un anno, se tutto va bene. Hai mai sentito parlare della Maieutica? […il compito del filosofo non sarebbe quello di insegnare, ma quello di applicare la maieutica, l’arte dell’ostetrica, per aiutare colui che ascolta a “partorire” la Verità che già possiede dentro di sé…] (Socrate).
    Quando dico che ogni volta che inizio il turno mi prendo una pausa dal mondo esterno, distratto e stressato, è a quello che scrivi tu a cui faccio riferimento. Gli ospedali sono luoghi nei quali regnano sovrane e incontrastate due realtà che convivono benissimo: la sofferenza e l’amore. Non voglio parlare come un sacerdote fa dal pulpito; questo no.
    Ma l’aria di sofferenze che c’è negli ospedali è resa respirabile dall’amore che consegue alla sofferenza. Chiunque abbia la sfortuna/voglia/possibilità di frequentare per un po’ i raparti degli ospedali scoprirà, se ancora non ne è consapevole, di essere sensibile. La sensibilità è in ognuno di noi; la sofferenza e l’amore reciproco (quello vero) sono martello e scalpello impugnati dal nostro destino che, a chi prima e a chi dopo, toglie le inutili difese e rende visibile a noi stessi e al mondo la nostra bellezza interiore. E quando ci rapportiamo agli altri con tutta la nostra bellezza, sensibilità e comprensione scopriamo di essere affini a tanta, tanta gente. E allora […Si scambiano esperienze e dolori, paure e sofferenze e ci si stringe uno con l’altro in un mondo totalmente estraneo da quello esterno…]
    Poi esci e rientri nel mondo esterno. Ma ci rientri diverso. Sei più consapevole. Sei diverso. E te lo si legge in viso. Per forza esisteranno solo bicchieri mezzi pieni. Scusa se ho scritto troppo.
    Buona serata a te e a tutti voi.
    Diego.

  17. francesca Says:

    Caro new sfondi una porta aperta. Io quest’esperienza l’ho vissuta in prima persona…un mese intero mi ha fatto conoscere e amare tante persone che soffrivano come me, alcune purtroppo non ci sono più. Lola la sogno ancora, un adonna bizzarra e generosa che mi sebrava insopportabile e che poi invece ha riempito le mie giornate. Erano i primi giorni di un dicembre freddissimo di sei anni e mezzo fa, e sono entrata in una realtà che non conoscevo…tanto che sono diventata una volontaria, Anch’io ho dovuto imparare a guardare sempre il bicchiere mezzo pieno .)
    Notte

  18. Maury Says:

    Eravamo in cinque, tre ragazzi e due ragazze, tutti ricoverati nello stesso ospedale e per lo stesso motivo……. Ricordo ancora oggi con molto affetto le nostre partite a carte o meglio ciò che quelle partite a scala 40 rappresentavano per noi malati, un momento di solidarietà, di unione e di forza…… Tutto andò bene, fortunatamente per tutti…… Il mio bicchiere è ancora mezzo pieno. Sarà sempre mezzo pieno!
    Maury

  19. Miskappa Says:

    Niente zuppetta: sono arrivata che aveva smesso di piovere, e partita che ha iniziato di nuovo. La solita fortunella! Vedere il bicchiere sempre mezzo pieno porta bene🙂

  20. roselia Says:

    ciao Nuiò!…si per fortuna nulla di irrisolvibile..
    buon giobia!

  21. Twister Says:

    buon giorno🙂 passato una buona serata?

  22. newyorker Says:

    ciao a tutti, vi ho risposto nel post che segue “pochi ma buoni, grazie”, a dopo.

  23. salvatorepiroddi Says:

    Potrei scrivere sino a colmare quel bicchiere mezzo pieno, sappi, caro New, che il bicchiere molto spesso è totalnente vuoto con sul suo fondo una piccola goccia che soppravvive in mezzo a tanta aria priva di peso…una goccia, quello che siamo Noi tutti…insieme il mezzo bicchiere pieno ci ha già dissetato con la parte mezzo vuota che, nonostante tutto, lascia spazio a quell’aria che un giorno diventerà goccia matura…per amare come dice Melania.
    Ciao New, Salvatore.

  24. Oscar Ferrari Says:

    Sono d´accordo sul bicchiere, c´è troppa gente in giro che lo vede o mezzo vuoto o addirittura mezzo rotto

  25. clementinaolga Says:

    le esperienze di “paziente”, o meglio di “parentedipaziente” sono state per me una fatica davvero incredibile.orribili, dure dure dure da metabolizzare. ma mi hanno fatto vedere il bicchiere degli altri: credo di cercare di ricordarlo, quando in ospedale ci vado con il camice, la mattina.
    per le aule dei trbunali ancora nulla…ma mai dire mai, vero?

  26. nelsoncocker Says:

    Malattia di mia mamma. 5 mesi di ospedale, in mezzo a vecchi moribondi. Interi reparti colmi di anziani abbandonati che aspettano la morte come una liberazione. Ogni volta che uscivo di là avevo bisogno di un paio d’ore per “uscire” da quella pesantezza. Magari un in’altra vita ero una di loro. Spero di non metterci mai più piede!

  27. arwen_h Says:

    bisogna SEMPRE cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno. perche’ bisogna pensare che nella vita c’e’ sempre qualcosa per cui vale la pena di andare avanti, i figli, l’amore, i familiari, gliamici, e che per quante cose negative possano capitarci, c’e’ sempre modo di cambiare, di far tornare il sereno.
    c’e’ gente che e’ morta per la liberta’, per garantire ai figli un futuro… e noi dobbiamo impegnarci per sfruttare la massimo cio’ che abbiamo, per noi e per tutti, per avere per tutti un mondo migliore, lasciare un mondo vivibile, sano, dove crescere.
    purtroppo ci sono delle cose – le malattie, la morte – che ci colpiscono, e colpiscono tutti. conosco persone che hanno dovuto scontrarsi con morti premature di genitori, di figli…. che hanno sofferto con la mamma durante la chemio, che hanno girato per ospedali per capire cosa avesse un figlio malato. quello purtroppo… non possiamo farci nulla, sono fulimini a ciel sereno. possiamo solo sperare di controbuire tutti per costruire un mondo sano, dove c’e’ giustizia, sanita’, dove tutti si collabora per il bene di tuti.. in modo tale che ad affrontare questi brutti momenti non si sia mai soli…
    cmq.. a volte anche la pacca sulla spalla di uno sconosciuto puo’ esser d’aiuto….

  28. erica blogger Says:

    ho dei ricordi degli ospedali personali, di me e di mio papà
    non sempre la malattia aiuta a trovare la solidarietà, vi sono persone molto senisbili che aiutano chi è in difficoltà, ma non tutti purtroppo; e vi sono persone che la malattia rende insensibili ed aridi.
    ho seguito per quasi 3 anni un giovanissimo alunno gravemente ammalato ed ho messo mano alla mancanza di aiuto e partecipazione alla sua sofferenza di persone che avrebbero dovuto e potuto aiutarlo, medici compresi, ahimè
    lui è morto a 14 anni, ma a me è rimasta l’esperienza, che mi ha insegnato a diffidare di un certo prossimo disponibile e generoso solo a parole

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